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mercoledì, 03.10.07
Feet, they hardly touch the ground, walkin' on the moon.
In seconda media, il prof di matematica mi sequestra il diario. Lo sfoglia davanti a 30 compagni di classe e tenta di sputtanarmi andando a caccia delle confidenze che ogni dodicenne immortala sul diario. Ci trova solo una scritta ricorrente, stampata su ogni singolo giorno dell'anno. THE POLICE. Non dimentico l'espressione furba di quell'uomo che mi chiede con fare inquisitorio "Hai problemi con la polizia?".
Quella per i Police è stata una cotta, in realtà. Un periodo di innamoramento circoscritto a quegli anni, perché il gruppo si è sciolto senza darmi il tempo di vederli dal vivo, di seguirli, di conoscerli e capirli meglio.
Li ho visti ieri . Noi invecchiati di 30 anni. Loro no.
Noi in mezzo a un pubblico sorprendentemente giovane, età media molto più bassa del previsto. Ragazzetti e ragazzotti che si sono sballati ben prima del concerto, e così han proseguito fino a pogare durante uno degli ultimi omaggi, Roxanne! (ma come cazzo si fa a pogare su Roxanne???)
E mentre quelli pogavano, là in fondo, in mezzo a un gioco di luci moooolto police, c'erano solo tre musicisti a suonare per 7. La chitarra era una. Eppure in alcuni momenti avresti giurato che ci fossero altre 2 elettriche per la ritmica. Grande musica, penetrante, vibrante, cruda ma raffinata, asciutta ma piena, vecchia ma terribilmente moderna a conferma che i Police erano avanti allora e riescono ad esserlo ancora oggi.
Impossibile resistere ai ritmi reggae. Non è che stai ascoltando Walking on the moon, tu stai proprio camminando sulla luna! Poi un coglione ti carambola addosso e tu ringrazi che non ti stia vomitando sui piedi ma avrà la grazia di farlo qualche metro più avanti.
Parte il concerto e non sai dove sei. In che anno. 1980? C'è Sting, ma non sei a un concerto di Sting. E immediatamente realizzi che questi sono i suoni, la grinta e la pulizia dei Police. Sting solista è altro.
Grandissima versione di Can't stand loosing you, non riesci a staccare l'attenzione da quella chitarra che c'è sempre e in mille modi diversi, ha un carisma fottuto! Ti prende per i capelli, per la gola, ti acceca e ti sazia. Crea una relazione che per due ore è inscindibile. Andy Summers, antidivo per eccellenza, per me si aggiudica il ruolo di leader assoluto.
Massimo affiatamento tra i musicisti, zero intesa col pubblico. E' stata solo una nostra sensazione?
Sting poteva anche fare a meno di cercare risposte facili, come il verso del suo verso. Doveva sbattersene. Sting è freddo, l'ho visto tante volte (la prima nell'88 proprio a Torino, 19 anni fa!). Tentare di scaldare uno stadio solo con l'incitazione a seguirlo nel canto è come puntarsi una pistola al basso ventre. E il pubblico dov'era? Una parte inciampava l'uno sull'altro, fumava cannoni squisitamente profumati, ballava il girotondo alla Bob Marley dando le spalle al palco... l'altra parte - purtroppo lontana da me! - non aveva bisogno di cantare il ritornello. Era sprofondata nella musica e nei ricordi.
D'altro canto mi domando come possa un trio di 60enni entrare in sintonia con un pubblico così eterogeneo, che in buona parte è lì perché "a un concerto dei Police bisogna andare", o è rimasto legato ai tre ossigenati trentenni (che comunque non erano così sballoni) o peggio ancora confondono i Police con i Rolling Stones.
Stile libero / elena / mercoledì, 03.10.07 @ 15:26:38
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Giudizio: -1. E tu, cosa ne pensi? [-/+]
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