di comprare un bel condizionatore d'aria.
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3 buoni motivi per preferirci.
Così recita il cartello visto a Sassari. Fin lì tutto bene, le reason why possono essere spiegate a parole o tramite immagini. Ed eccole qua tre immagini da acquolina in bocca!
Ingredienti
400 gr di spaghetti
80 gr di bottarga di muggine non troppo stagionata*
un paio di spicchio d' aglio
1 peperoncino (facoltativo)
olio
prezzemolo (facoltativo)
Procedimento
Mettere sei cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva e un peperoncino in una padella, schiacciare uno spicchio d'aglio con il coltello e unirlo all'olio facendolo scaldare senza che arrivi a soffriggere.
Spegnere e lasciare a riposo per un po' di tempo (almeno un quarto d'ora) affinchè l'olio si insaporisca bene.
Sbriciolare la bottarga tra le dita e unirla all'olio, tenendone un pochino da parte.
Scolare gli spaghetti precedentemente messi a cuocere e versarli nella padella facendoli saltare per un minuto, versare nel recipiente di portata precedentemente riscaldato, aggiungere il resto della bottarga, il prezzemolo e un filo di olio.
L'altra mattina ho fatto colazione col latte e Nes, come sempre. Dal pentolino in ammollo è comparso uno spirito che aveva tante cose da dirmi...
"Di fronte alla situazione di popoli che sperimentano povertà, malattie, guerre, soprusi di vario tipo, è spontaneo pensare che,quando saranno come noi, avranno risolto tutti i loro problemi. Poi dalle statistiche appare che i popoli più felici non si trovano nel nostro emisfero
ma in quello dove regna ancora sovrana la povertà.
Ciò significa che il nostro sviluppo, quello che tanto generosamente vorremmo esportare, non è poi così appetibile, anzi è uno specchietto per le allodole, che produce non benessere, ma infelicità. Volere o no, i nostri soldi (non l’obolo della vedova, ma i grossi capitali) innescano processi economici che renderanno tutti simili a noi.
Non è quello che già sta avvenendo in Cina e in India? E tutti pagheranno come noi il “progresso” con la perdita della felicità. È possibile contrastare questo iter perverso? Penso di sì, nella misura però in cui ci rendiamo conto che la vera sfida non è far diventare gli altri come noi, ma ricuperare ciò che anche noi un giorno avevamo e di
cui un falso progresso ci ha privati: la sobrietà, la
condivisione, l’accoglienza, l’ospitalità. Solo questi beni ci possono ridare la felicità. E in questo i poveri ci possono dare una mano. Perché loro ancora la possiedono.
Ma come fare? Penso che non abbiamo ancora colto l’opportunità che ci viene dall’immigrazione di extracomunitari. Già ora, e sempre più in futuro, sono loro il tramite di uno scambio che altrimenti non potrebbe
avvenire.Se le cose stanno veramente così, bisognerebbe
formulare questo slogan: aiuti materiali in cambio di felicità. Noi diamo il nostro contributo per sradicare soprusi che con la felicità non hanno nulla a che vedere,
ma in cambio vogliamo avere la cosa che ci interessa di più, la “ricetta della felicità”. Do ut des... Come sarebbe bello! Ma forse è un’utopia. No, è una meta alla quale
bisogna tendere"
padre Sandro
dal notiziario Cielo e Terre giugno 2006