Noi qui amiamo dire le cose come stanno e possibilmente riuscire a riderci su, per umorismo, ironia o sarcasmo.
Basta avere buon gusto e il negative approach può risultare digeribile anche per gli interlocutori più cauti.
Bellissimo l'articolo di Pasquale Barbella a tal proposito.
Già ai tempi di Ogilvy e di Bernbach si era scoperto il fascino – ironico e dimostrativo – del cosiddetto negative approach: teatralizzare il problema per far rifulgere la soluzione (fornita dal prodotto) in tutto il suo splendore. Ma gli approcci negativi di una volta erano una bazzecola se confrontati con la malizia, la provocazione, la rottura di schemi e tabú che contraddistingue la migliore pubblicità di oggi.
>>> Leggi l'articolo.
Ragno anti rogne e formica anti sfica. State con noi!
"..Ogni tango è una dichiarazione d'amore."

Così sempre ripeteva ad ogni inizio lezione il mio primo maestro di tango argentino, Pupy Castello, ballerino tra i più apprezzati nelle tanguerias di Buenos Aires, che con 50 anni di pista nei piedi è tutt'oggi un vero e proprio pilastro vivente del tango porteño.In queste poche parole è forse racchiuso il significato più intimo di questo ballo, che erroneamente l'immaginario comune europeo attribuisce al volto incerato di Rodolfo Valentino e a una rosa rossa tra i denti. Il tango non è questo, non è immagine, non sono figure codificate tediosamente ripetute fino allo sfinimento. Soprattutto il tango non è assolutamente "...un pensiero triste que se baila" come disse il compositore Enrique Santos Discepolo, frase che talvolta è erroneamente attribuita a Jorge Luis Borges, il quale, peraltro, pare non abbia mai frequentato un salón de baile in vita sua. Se il tango fosse veramente tristezza e malinconia ci sarebbero forse alcune migliaia di depressi nelle sale da ballo di tutto il mondo.
Il tango è una maniera di sentire, di vivere...il tango è essenzialmente Buenos Aires. Nella stessa Capital, dove Freud e Jung spopolano e gli analisti prosperano (o meglio prosperavano prima della crisi del 2001) il tango viene spesso indicato come terapia per riacquistare una dimensione più umana del sentire, per incontrare la esencia del proprio essere.
Un gioco di seduzione in cui si riscopre il piacere dell'ascolto delle emozioni del proprio corpo e del corpo dell'altro. Nessuna aspettativa su un possibile "dopo", nessun dichiarato preludio a un qualcosa che accadrà, solo il piacere di un abbraccio reale, un amore da consumare con intensità in tre minuti...tanto dura mediamente un brano di tango.
Nello spazio sociale di una sala da ballo il tango è l'occasione per chiunque per lasciarsi alle spalle la pesantezza del quotidiano abbandonandosi alla musica e al movimento.
Massimo Chini (Todotango)
Tra le cose più sensate e puntuali sentite quest'anno, c'è una frase dell'omelia "pro eligendo Pontefice" del 17/04/05 che spesso mi torna alla mente, pur non essendo credente.
Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare »qua e lá da qualsiasi vento di dottrina», appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».
Leggi il testo integrale.
Scrive mio fratello da una missione a Ramallah. Beppe non lo sa, ma mi autorizzo a divulgare le sue parole perché sono vere.
Elena,
devo dire che io sto piuttosto bene qua. La missione
e' stata interessante e Ramallah e' un posto molto
tranquillo. Tanto per essere chiari, quando vado a
Gerusalemme sto solamente a Gerusalemme Est (parte
palestinese, anche se naturalmente occupata) e quindi
non rischio niente.
La situazione dopo il voto e' abbastanza tesa, ma per
il momento sotto controllo. Alla comunita'
internazionale sono piaciute tanto le elezioni
democratiche, un po' meno i risultati. Naturalmente
questi stolti arabi non hanno ancora compreso che
democrazia significa votare liberamente solo i partiti
che piacciono a noi.
Molti palestinesi hanno votato Hamas non perche'
vogliono uno stato islamico, ma perche' la vecchia
dirigenza di Fatah non ha risolto i problemi, non ha
impedito l'avanzata delle colonie in Cisgiordania e
soprattutto era estremamente corrotta. Un voto contro,
piu' che un voto per. Ora in tanti sono preoccupati,
anche fra gli amici palestinesi, ma questo e' quello
che e' uscito dalle urne e quindi proveranno a fare un
governo.
Bene, la mia partenza da qui dovrebbe essere il 16
febbraio. Quindi incontro a Bruxelles e poi casina o
Londra, secondo gli spostamenti di giovanna.
Immagino che il rientro nel pieno della campagna
elettorale italiana sara' traumatico. Sento gli
amichetti a Pavia alquanto presi e sotto pressione. Il
fatto poi che il Silvio recuperi nei sondaggi mi
lascia basito. Vedremo.
torno a lavoricchiare, ciao
b.